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Archive for ottobre 2012

Musica

Non capita spesso che una canzone parli “di te”.
Ma quando capita è un’esperienza che definirei sconvolgente.
Qualcuno che canta esattamente come ti senti, con parole che avresti potuto benissimo usare anche tu, e magari con una melodìa che ti stringe il cuore … che sembra provenire direttamente dalle profondità più scure e nascoste della tua anima …

Avevo bisogno di quella canzone.
Sono due giorni che la “cerco” in radio, nei canali musicali in tv … ma niente …
Ne sentivo il bisogno: io DOVEVO ascoltarla!

Ho un accumulo di singhiozzi nascosti, lacrime ingoiate … mi manca il respiro … sto soffocando … ma non riesco ad aprirmi … non riesco a lasciare andare il pianto che, come un cavaliere dall’armatura scintillante verrebbe a liberarmi. Quella canzone mi apre il cuore come una chiave unica e perfetta … le lacrime sgorgano libere e liberatorie … ma 3:43 minuti non bastano …
… DIO quant’è bello quel pianoforte!

Ho bisogno di consumarmi gli occhi, di sentire bruciare le guance, di avere la gola e le labbra secche, ho bisogno di far battere il cuore all’impazzata, ho bisogno …

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No!
Non mi interessa!
E’ inutile cercare di trovare stupide scuse per rimanere qui!
Lo so che mi daranno tutti addosso: “come puoi fare questo alla tua famiglia?”, “non pensi ai tuoi figli?” …
Ma che ne sanno loro?
Che ne sanno tutti?

Come posso vivere ancora con quest’uomo? Non lo sopporto più!
Ci siamo sposati mentre eravamo ancora molto giovani. Io ero persa nelle sue poesie, nei suoi sguardi schivi, nella sua aria da intellettuale.
Io ero una di quelle che non poteva uscire la sera, che aveva mille cose da fare in casa, che doveva studiare e avere buoni voti. Con un padre che dire padrone è un eufemismo, una madre assente e triste, una sorella malata e un fratello troppo “maschio” per avere qualcosa a che fare con me.
La nostra non è mai stata una vera famiglia. Il loro è stato un matrimonio combinato, privo del benché minimo affetto o apprezzamento. Loro, però hanno divorziato e si sono liberati l’uno dell’altra … peccato che per strada si siano liberati anche di me.

Non vedevo l’ora di avere una famiglia tutta mia. Allora sì che avrei potuto fare le cose per bene, io!
Io sì che avrei saputo come fare! Io sì che avrei saputo come allevare i miei figli. Io sì che avrei saputo come star loro vicino, come aiutarli, come risolvere i loro problemi, come prendermi cura di tutto!
E lui era lì … romantico e misterioso. E per di più corredato di una famiglia numerosa piena d’amore. Oh, come si stava bene a casa loro! Erano poveri ma non avevo mai sentito così tanto calore, non mi ero mai sentita tanto bene accetta. Non mi ero mai sentita “in famiglia” finché non ho conosciuto la sua famiglia.
Raggiunta l’età legale per farlo ci siamo sposati. Per lui io ero la ragazzina bella e “pulita” con cui era “ovvio” sposarsi. Allora non lo sapevo ma per lui la vita aveva degli schemi ben precisi: si lavora, si aiuta la famiglia, poi ci si sposa con una brava ragazza, si lavora, si compra una casa, si fanno figli, si lavora, si provvede alla propria famiglia economicamente e si fa in modo che nessuno patisca la fame o il freddo. Fine.
Io credevo che lui fosse quello delle poesie, della musica, dell’avventura, credevo che lui sarebbe stato il mio compagno di vita e di “giochi”, pensavo che saremmo stati complici e che avremmo avuto una vita piena di novità, di progetti, d’amicizia, d’Amore!
Oh quanto mi sbagliavo!
La nostra, fin da subito, è stata una vita prefabbricata.
Ci siamo subito inguaiati con un mutuo astronomico per una casa in periferia, con due stanze, soggiorno, cucina, due bagni, un grande giardino e, ovviamente, un cane. Dopo nemmeno un anno eccomi là: incinta.
Io mi rifiutavo di vedere l’errore che avevamo commesso sposandoci. Facevamo l’amore una volta alla settimana, sempre nello stesso giorno, sempre nella stessa posizione, sempre con gli stessi preliminari (quasi inesistenti a dire la verità), sempre con le stesse modalità … Io credevo che fosse normale. Credevo che quello che facevamo noi fosse la norma e che quindi il sesso fosse semplicemente sopravvalutato.

Io non avevo mai lavorato, ci siamo sposati che ero appena diplomata. Non avevo ancora avuto il tempo di pensare a cosa volevo fare “da grande”. Credevo che una volta sposata avrei avuto la libertà necessaria per decidere con calma cosa studiare, che carriera intraprendere. Ma poi lui è andato a lavorare in fabbrica e avevamo un mutuo da pagare e la casa era grande, e il giardino era da curare e le cene con i suoi amici erano da preparare (più spesso di quanto avrei voluto), e la sua famiglia è diventata un po’ invadente e all’improvviso era passato un anno ed ero incinta. Incinta!
Ero felice! Un bambino tutto mio! Avrei avuto ciò che avevo sempre sognato: una vera famiglia!
Ma c’era qualcosa che non andava. Una lieve morsa fredda si serrava sulla mia nuca quando mi ritrovavo da sola a casa a rassettare tra un attacco di nausea e una voglia di gelato al pistacchio. Come tutto il resto, ero decisa a ignorarlo e sono stata così brava che è andato via via svanendo finché sparì del tutto.
Sentivo che dovevo prepararmi. Mio figlio non mi avrebbe mai e poi mai colta impreparata. Ho comprato tutti i libri esistenti all’epoca su come allevare dei figli felici. Ho studiato come non mai. Mi sono preparata in psicologia prescolare, ho acquisito nozioni degne di una brava maestra e ovviamente sapevo tutto ma proprio tutto su ciò che la mia città aveva da offrire al mio fagottino d’Amore in arrivo.
In un attimo avevo intrapreso la “carriera” della Mamma.

Ok, ora basta. Questa è la prima parte di una storia che mi è venuta in mente. L’ho scritto di getto, non l’ho nemmeno riletto, quindi chiedo scusa per gli errori che sicuramente ci saranno. Adesso ci sono un po’ di cose che mi distraggono e non voglio intervenire sulla storia se non “ci sono” al 100%.

Siete liberissimi di darmi suggerimenti, fare delle critiche … Fatemi sapere cosa ne pensate. Grazie!

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