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Archive for the ‘Scrittura intuitiva’ Category

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Quando le luci si spengono, i rumori si attutiscono, i sorrisi vacillano … è allora che cade la maschera e ogni tristezza riprende il suo posto in prima fila.

Va tutto bene, non c’è motivo, non lo so … sono le frasi che si susseguono nella mente stanca.

Se avessi fatto, se facessi, se finisse … i tormenti di chi vive nell’incertezza delle proprie imprevedibili emozioni.

Pensieri come piccoli insetti famelici si riuniscono ai miei piedi, pronti a ricoprirmi con le loro minuscole e pungenti zampine.
Salgono, su per i piedi, per le caviglie, si aggrappano ai polpacci, si fanno strada sulle cosce; in un attimo sono sul petto, si avventano contro la gola. Stanno per entrare dalla bocca, dal naso, dalle orecchie, stanno per farlo, vogliono arrivare al cervello, inondarlo, mangiarlo, sostituirlo … e poi …

Un colpo di tosse, “Mamma!” e tutto sparisce come nebbia del mattino.

 

 

 

Avevo il computer acceso e un’irresistibile necessità di scrivere è saltata fuori dal nulla e questo è venuto fuori in più o meno 5 minuti. Senza correzioni, senza ripensamenti, questo è e questo vi lascio.

Buona vita a tutti!
Bianca

P.S. La foto l’ho trovata qui Archivio Panorama

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Il tuo sguardo si spegne. La speranza, la vitalità, l’amore, la tua ironia, tutto scompare, spazzato via da un pensiero malconcio fatto di dubbio e sospetto.

Sono bastate poche parole mal pensate, mal dette e maledette.

La tua vita è ad una svolta. Sei in quel momento di crisi in cui le tue decisioni possono portarti nella luce o nelle tenebre. Il tuo equilibrio è messo a dura prova da eventi, persone, pensieri e percezioni.
Sei in grado di vedere la luce che ti viene in contro ma soccombi facilmente sotto il peso dell’Oscurità che ti spia minacciosa. Basta un nonnulla e ti lasci ammaliare da lei.
Il tuo sguardo accusatore mi uccide mille e mille volte ancora. Sono io la causa delle tue difficoltà. Sono io che ti trattengo dal vivere la vita che vorresti. Sono io la Colpa che ti frena. Sono io a farti strisciare nel fango.
Io, che darei la mia vita per vederti volare.

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Si svegliò di soprassalto sentendo sua figlia minore chiamare con urgenza il suo nome. Allungò una mano per cercare gli occhiali ma trovò il vuoto invece del comodino. Aprì bene gli occhi, cercò di mettere a fuoco le immagini nel buio, ma non riuscì a riconoscere il posto in cui si trovava.
Non sentiva più la voce della sua bambina, e questo le ricordò che forse era il caso di iniziare a preoccuparsi.
Si girò per vedere se il marito si era accorto di qualcosa, ma il letto era vuoto. Le lenzuola non erano nemmeno state toccate.
Si mise a sedere e lasciò penzoloni i piedi fuori dal letto, ma una strana sensazione umida le fece ritrarre i piedi con una smorfia di disgusto sulla faccia.
Era erba, erba bagnata.
Ma se era fuori perché non riusciva a vedere nulla? Perché era così buio? Si fece queste e mille altre domande, ma non si diede neanche una risposta.
Rabbrividì.
All’improvviso un lontano, lontanissimo richiamo la fece girare verso dove solo poche ore prima c’era la porta della sua stanza.
Era lei, la sua bambina, la stava chiamando di nuovo. La sua voce si faceva sempre più vicina, chiara. E tutto a un tratto l’orizzonte si illuminò di una luce azzurra, e repentina come arrivò, se ne andò. Lasciando uno strano alone. Una striscia che dava finalmente un senso di profondità, di prospettiva, a quell’immenso buio.
Stava per alzarsi quando l’orizzonte iniziò a ruotare, lentamente, e da orizzontale divenne verticale. Sentì qualcosa toccarle la faccia. Qualcos’altro premere contro il lato destro del suo corpo. E come un nuovo Big Bang un’esplosione di luce invase il suo sguardo dopo l’ultimo battito di ciglia.
Il suo comodino era tornato al suo posto. La finestra, le tende, suo marito, gli occhiali. Tutto al suo posto.
Era sdraiata sul suo letto, nella sua stanza, nella sua casa.
La bambina!
Si mise a sedere, prese gli occhiali, infilò le ciabatte e rabbrividendo dal freddo (solo?), andò ad abbracciare la sua piccolina.

Buona notte

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